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I luoghi e gli edifici principali di Montignano
Indice
La 'Torre Feltresca'
"La collina di Montignano - scrive Fabio Bellini - fu utilizzata, in epoca medievale,
come postazione di vedetta; da essa, infatti, si poteva osservare il vasto tratto
di mare che va dai monti di Pesaro allo sperone del Conero. La Torre – che presenta
la stessa struttura della Rocca Malatestiana di Cattolica -è chiamata con il nome
di 'Tor Feltresca' in tutte le mappe del Ducato di Urbino e indicata come "Tor
Fagiola" nella mappa disegnata nel 1626 dal pesarese Mingucci. Potrebbe essere
stata costruita verso la fine del 1400, quando i Montefeltro governavano sul territorio
del Senigalliese. Oggi si presenta come una massiccio fabbricato in cotto rossastro,
ma venne innalzata con funzione di osservatorio dal quale segnalare tempestivamente
eventuali incursioni di corsari turcheschi' che infestavano l'Alto Adriatico. Mediante
segnalazioni luminose, con torce o fuochi, si avvertivano del pericolo il presidio
armato della Rocca di Senigallia a Nord e quello di Montemarciano a Sud, oltre che
torri collocate in posizioni visibili del territorio più interno. Questo 'collegamento'
luminoso ha alimentato nei secoli le voci di un passaggio tra la Torre e la Rocca
di Senigallia, ma di questo collegamento non si è mai trovata traccia. È stata
invece accertata l'esistenza di un passaggio sotterraneo, realizzato sotto i Malatesta
o i Della Rovere, che partiva dalla Rocca di Senigallia e sbucava fuori della cinta
muraria, in aperta campagna, presso i cosiddetti 'Prati della Maddalena'. Tale passaggio
costituiva, evidentemente, una uscita di emergenza in caso di assedio. Verso la
fine del '700, quando il Cardinale Gianfrancesco Albani divenne Abate Commendatario
di Sitria, alcuni suoi parenti si trasferirono nella nostra regione e acquistarono
la Torre che, da allora venne chiamata Torre Albani. Sotto i nuovi proprietari la
Torre fu ancora restaurata e, nel 1830, l'ing. Antonietti, amministratore della
casata degli Albani, vi fece costruire l'ultimo piano, più ristretto, e ne modificò
la scala centrale. Dai beccatelli sono stati eliminati i merli originari e, sul
terzo piano aggiunto, venne collocata arbitrariamente la merlatura attuale di tipo
guelfo. Alla merlatura è legato un campaniletto a vela. Nel 1886 fu acquistata dal
principe Emanuele Ruspoli. Lo stemma di Emanuele Ruspoli, in ceramica policroma,
compare, ancora oggi, murato sulla porta d'acceso della Torre e sulla chiesetta
vicina (detta del Crocifisso della Torre). Dal 1973 la torre è di proprietà dei
fratelli Manzoni di Chiaravalle, unitamente alla sig.ra Toschi in Perosa, e viene
adibita a abitazione estiva".
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La Chiesetta del Crocifisso alla Torre (Madonna della Torre)
Gli studiosi sono convinti che, sebbene appaia costruita con materiali antichi,
la chiesa sia assai più moderna della Torre. Forse venne fatta costruire dalla famiglia
Albani nel sec. XVIII. Indicata un tempo come oratorio privato "Madonna della Torre",
è una piccola costruzione in mattoni rossastri con un campaniletto a vela e una
piccola abside semicircolare; la facciata verso Senigallia termina con un frontone
triangolare. Il portale è sormontato dallo stemma di Emanuele Ruspoli al quale la
Chiesetta passò assieme alla tenuta circostante. L'interno, ad una navata, custodisce
una tela raffigurante il Crocifisso, la statua di Sant'Antonio Abate e vecchie stampe
incorniciate della Via Crucis. Dietro l'altare vi è una piccola sagrestia da cui
parte una scala che conduce ad una stanza, un tempo destinata ad ospitare il parroco
in visita per le funzioni. Fu restaurata nel 1968.
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La Chiesa Parrocchiale di Montignano
Frate Pietro Ridolfi, nella sua visita pastorale del 1595 fa riferimento
alla chiesa parrocchiale (anche se la chiama S. Giovanni Evangelista anziché S.
Giovanni Battista): diceva che essa era stata restaurata da poco. Il Montanari scrive
che essa era stata ricostruita dalle fondamenta e ampliata dall'abate commendatario
dell'abbazia di Chiaravalle (alla quale la chiesa apparteneva territorialmente).
Il primo documento che ci perviene è costituito dalla prima Bolla, del 1564, relativa
all'elezione di Giovan Battista Giorgi a parroco della chiesa. Il territorio di
Montignano risulta legato, in quell'epoca, all'Abbazia Cistercense di Chiaravalle.
Nella Bolla si fa riferimento alle "tre Ville unite, cioè Montignano, Castellaro
e Campetto" e si rammenta ai fedeli il dovere di provvedere alla manutenzione
della chiesa, della casa parrocchiale e delle suppellettili e paramenti. Con
la Bolla viene riconosciuto ai parrocchiani il diritto di eleggere il parroco e
il Vescovo Vigerio afferma che tale diritto esiste "da tempo immemorabile, tanto
che se ne è perduto il ricordo". Ciò dovrebbe accreditare l'ipotesi che la parrocchia
esisteva già da secoli prima. Nel 1752 la chiesa viene allungata e alzata per la
generosità del Cardinale Corsini e i parrocchiani decidono di dotarla di un campanile
con quattro campane. La campana più grande pesa due quintali, quella mezzana, del
peso di oltre un quintale, reca la data 1672 e proviene probabilmente dall'arco
campanario precedente. Su di essa si legge l'iscrizione A MARRE LT ~ESTATE LIBERA
NOS DOMINE, con riferimento al fatto che essa veniva suonata all'approssimarsi dei
temporali, coll'intenzione di tenerli lontani. Ci sono poi la campana mezzanella,
del peso di 50 kg., e la piccola di 30 kg. La Chiesetta del Crocifisso alla Torre
(Madonna della Torre) Gli studiosi sono convinti che, sebbene appaia costruita con
materiali antichi, la chiesa sia assai più moderna della Torre. Forse venne
fatta costruire dalla famiglia Albani nel sec. XVIII. Indicata un tempo come oratorio
privato "Madonna della Torre", è una piccola costruzione in mattoni rossastri con
un campaniletto a vela e una piccola abside semicircolare; la facciata verso Senigallia
termina con un frontone triangolare. Il portale è sormontato dallo stemma di
Emanuele Ruspoli al quale la Chiesetta passò assieme alla tenuta circostante. L'interno,
ad una navata, custodisce una tela raffigurante il Crocifisso, la statua di Sant'Antonio
Abate e vecchie stampe incorniciate della Via Crucis. Dietro l'altare vi è
una piccola sagrestia da cui parte una scala che conduce ad una stanza, un tempo
destinata ad ospitare il parroco in visita per le funzioni. Fu restaurata nel
1968. La Chiesa Parrocchiale di Montignano Frate Pietro Ridolfi, nella sua visita
pastorale del 1595 fa riferimento alla chiesa parrocchiale (anche se la chiama S.
Giovanni Evangelista anziché S. Giovanni Battista): diceva che essa era stata restaurata
da poco. Il Montanari scrive che essa era stata ricostruita dalle fondamenta
e ampliata dall'abate commendatario dell'abbazia di Chiaravalle (alla quale la chiesa
apparteneva territorialmente). Il primo documento che ci perviene è costituito dalla
prima Bolla, del 1564, relativa all'elezione di Giovan Battista Giorgi a parroco
della chiesa. Il territorio di Montignano risulta legato, in quell'epoca, all'Abbazia
Cistercense di Chiaravalle. Nella Bolla si fa riferimento alle "tre Ville unite,
cioè Montignano, Castellaro e Campetto" e si rammenta ai fedeli il dovere di
provvedere alla manutenzione della chiesa, della casa parrocchiale e delle
suppellettili e paramenti. Con la Bolla viene riconosciuto ai parrocchiani il diritto
di eleggere il parroco e il Vescovo Vigerio afferma che tale diritto esiste "da
tempo immemorabile, tanto che se ne è perduto il ricordo". Ciò dovrebbe accreditare
l'ipotesi che la parrocchia esisteva già da secoli prima. Nel 1752 la chiesa viene
allungata e alzata per la generosità del Cardinale Corsini e i parrocchiani decidono
di dotarla di un campanile con quattro campane. La campana più grande pesa due quintali,
quella mezzana, del peso di oltre un quintale, reca la data 1672 e proviene probabilmente
dall'arco campanario precedente. Su di essa si legge l'iscrizione A MARRE LT ~ESTATE
LIBERA NOS DOMINE, con riferimento al fatto che essa veniva suonata all'approssimarsi
dei temporali, coll'intenzione di tenerli lontani. Ci sono poi la campana mezzanella,
del peso di 50 kg., e la piccola di 30 kg. Un secolo dopo (1850) il tempio si trova
in cattive condizioni e c'è bisogno di intervenire per le riparazioni, ma i fedeli
dichiarano di non avere denaro a sufficienza e il parroco ha l'unico onere di provvedere
l'olio per la lampada del Santissimo e la cera per illuminare la chiesa; cosicché
le Compagnie con un esposto al vescovo, chiedono che il parroco sia obbligato
a mantenere un cappellano confessore, a non far mancare la seconda messa festiva
e a donare 96 mq di terra per ingrandire il cimitero. Chiedono anche che il parroco
venda i doni votivi così che, con il denaro ricavato, i Priori penseranno al mantenimento
degli altari, a rimettere i vetri alle finestre, a comprare i paramenti necessari
ecc. Se però "qualcosa si rovinerà per mala cura", il parroco dovrà ripagarla di
tasca sua. Il terremoto del 30 ottobre 1930 danneggia gravemente la chiesa restaurata
nel 1752. Nel numero unico della "Sagra di Montignano" 5-27 agosto 1933, è riportata
la foto di questa chiesetta settecentesca, con la facciata crollata a metà e le
travature incombenti. L'unico elemento rimasto del periodo è il campanile, ancora
conservato in buono stato. Dopo il sisma la chiesa venne ricostruita in soli venti
mesi, grazie alla munificenza di Papa PIO XI e all'attività pastorale del parroco.
Don Giuseppe Tiburzi. La chiesa venne inaugurata il 5 agosto 1933, alla presenza
del Vescovo Tito Maria Cucchi. La nuova chiesa è di stile neo-romanico, a tre navate.
La facciata ha tre porte sormontate da tre rosoni; la porta centrale è preceduta
da protiro a due colonne. Lungo la pendenza del tetto si susseguono snelli
archetti che proseguono fino all'abside semicircolare. L'interno, scandito in tre
navate divise da pilastri a fascio, è illuminato da finestre oblunghe fornite di
vetri colorati. Il soffitto è a lacunari. La chiesa crollata aveva cinque altari,
di cui uno dedicato a Santa Petronilla, Patrona della Parrocchia. La nuova chiesa
ha tre altari, quello maggiore dedicato a S G. Battista, due minori titolati
alla Madonna del B. C e al S.S. Crocifisso. Nella parete di sinistra si trova
murato, sotto la nicchia di Santa Petronilla, un bassorilievo paleocristiano in
pietra che, secondo il Polverari, è dell'alto medioevo. Tra gli arredi più
importanti si evidenziano un crocifisso ligneo del XVI secolo, una riproduzione
della Santa Casa di Loreto, interamente realizzata in legno (fine 1500?), e
un organo del Callido costruito nel 1770 per la Collegiata di San Francesco di Corinaldo
e acquistata, nel 1964, dal parroco di Montignano don Pietro Sallei.
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La Chiesetta di S. Giuseppe
Questa costruzione si trova in paese all'incrocio delle Vie Mazzini, Draga e delle
Querce. Pare non esistesse ai tempi del Montanari. Nel 1861 risulta di proprietà
dei conti Gherardi di Senigallia e, nelle carte catastali, viene designata come
oratorio privato. Nel 1875 passa ai principi Ruspoli e a loro rimane fino al 1909
quando viene incamerata nei beni parrocchiali. Danneggiata dal terremoto del 1972,
viene restaurata e riaperta nel 1979. La chiesetta è a pianta rettangolare e ad
una sola navata, l'altare e la parete di fondo sono in legno con un quadro della
Sacra Famiglia. Viene utilizzata solo in determinate occasioni, in particolare per
la settimana dedicata a San Giuseppe.
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Castellaro
Il nome `Castellaro' è molto diffuso in area di insediamento longobardo. I Longobardi
potrebbero aver adottato questo aggettivo latino per specificare una forma d'insediamento,
come ad esempio "praedium castellare", ossia terreno appartenente al castello.
Quando, nel 1443, i Malatesta riconquistarono Senigallia e il suo contado, si resero
conto che le guerre e le conseguenti carestie avevano quasi spopolato questi luoghi;
provvidero allora ad offrire vantaggiose condizioni a quanti fossero disposti a
ripopolarli. Vi affluirono parecchi Schiavoni, fuggiti dai loro paesi per l'invasione
dei Turchi, e molti Albanesi. Essi occuparono le zone del Castellaro, di S. Silvestro
e di Gualdo di S. Veneranda (chiamata dal popolo "Santa Venera").
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La Chiesa del Castellaro
La chiesa, dedicata alla Madonna del Soccorso, compare in una carta geografica
del sec. XVI segnata col titolo di Pieve del Castellaro. Nel 1957 questa chiesetta
era pericolante e il parroco Pietro Sallei cominciò a costruirne una nuova all'incrocio
delle tre strade che segnano il confine fra Montignano, S. Silvestro e Montemarciano.
Il nuovo tempio fu inaugurato l' 11 maggio 1958. La vecchia costruzione è stata
trasformata in abitazione.
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Tratto da:
Montignano e Marzocca
Antiche
historie e memorabili fatti
Camillo Nardini
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